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Beatriz de Dia
A chantar m'er
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A chantar m'ér de çò qu'eu no volria,
Tant me rancur de lui cui sui amia;
Car eu l´m mais que nulha ren que sia:
Vas lui no'm val Mercés ni Cortezia
Ni ma beltatz ni mos prètz ni mos sens;
Qu'atressí'm sui enganad'e trahia
Com degr'ésser, s'eu fos desavinens.
 

Canto adesso di ciò che non vorrei mai cantare,
tanto piango per causa di colui di cui sono innamorata,
perchè io l'amo più di chiunque al mondo:
ma non valgono Misericordia nè Cortesia,
nè la mia bellezza nè il mio estro;
ché sono stata ingannata e tradita
come dovrei essere, se non avessi alcun valore.


 

Beatriz de Dia, meglio conosciuta come Comtessa de Dia (nata nel XII sec.), è una trobairitz (versione femminile dell'occitano troubadours), la cui figura rimane avvolta nel mistero, a causa della difficoltà di indentificarla con certezza nelle fonti storiche.
Delle sue opere sopravvivono alcuni poemi, ed in particolare la canso (canzone) "A chantar m'ér": quest'ultima è l'unica canzone di una trobairitz che sia sopravvisuta con la musica intatta.

La versione di una stanza di "A chantar m'ér", che abbiamo qui pubblicato (canto e liuto medievale), vuole essere un tributo alle molte poetesse di quei tempi le cui opere, vuoi per sfortuna, vuoi per la società in cui vivevano, non sono sopravvissute.